Come mai la scelta di questo nome: Hate Inc.?
Il ragionamento è partito dal fatto che il male, o più specificatamente, la sfera dei sentimenti ed emozioni negative – tra cui l’odio – non sono cose da cui rifuggire, ma essendo parte integrante della nostra esistenza, vanno integrate nelle nostre vite. Non predichiamo l’odio, non siamo fanatici, ma siamo a favore di tutto ciò che ha bisogno di uno sguardo attento per essere compreso e non di una superficiale occhiata veloce. Se ci fossimo chiamati Love Inc. nessuno se ne sarebbe stupito.

Qual è la cifra stilistica preponderante nella musica della band?
L’Industrial-Metal americano sicuramente la fa da padrone. È la musica che ascolto di più in assoluto, ma credo che si possano cogliere sfumature di molti altri generi, dall’elettronica, al grunge etc.. Le bands di riferimento sono: Ministry, Killing Joke, NIN, Rammstein e il Manson pre-cirrosi.

Quale sentimento ti spinge prevalentemente alla composizione?
La malinconia e la rabbia su ogni cosa, ma in generale diciamo che do il meglio (o il peggio) quando non sono di buon umore, anche perché scrivere (e suonare) è il modo migliore che conosco per buttare fuori energie negative.

E la sofferenza, che ruolo ha nella scrittura dei testi? Penso per esempio ad “Art Of Suffering” o al titolo del nuovo lavoro “Bipolar Spectrum Disorder”…
La sofferenza, anche se in diverse proporzioni, ha un ruolo attivo in quasi tutto quello che scrivo. Sono più portato a scrivere quando non sto bene, quindi va da sé che i testi ricalchino un pò quel momento e quelle sensazioni. Cerco di bloccare all’interno dei brani il mio stato d’animo, ovviamente poi ci sono delle eccezioni, in alcune canzoni si parla di tutt’altro però diciamo che io e le mie paranoie siamo la colonna portante della genesi dei brani degli Hate Inc.. Per “AOS” questo è più che evidente, e in più, scrivere di queste cose mi aiuta a buttare fuori energie negative, mi scarica, così come poi suonare e cantare, è una catarsi continua.

Ti è mai capitato di concepire ciò che suoni nell’ottica del prodotto?
Diciamo che il mio songwriting è naturalmente predisposto all’intellegibilità… per intenderci, non c’è niente di troppo estremo in Hate Inc., ma non penso che sia dovuto all’ottica del prodotto, semplicemente è il mio modo di scrivere, perché i vari sounds delle bands che mi hanno influenzato si sintetizzano in quello che potete ascoltare in Hate Inc..

Come vi collocate nel panorama italiano?
Ahimè, non ci collochiamo. Troppo heavy per gli indierockers e troppo soft per i metallari.

Quali aspettative nutri nei confronti della tua band?
L’aspettativa cardine è quella di migliorarci sempre, sotto ogni punto di vista migliorabile. A me piace lavorare alla musica e a tutto ciò che è ad essa connesso, non percepisco la fatica. Diventasse un lavoro sarei la persona più appagata del mondo.

Cosa ti aspetti da questo nuovo album?
Uno step in avanti, dovuto alla maturazione, anche a livello di band. Sono passati 3 anni dalla lavorazione di “Art Of Suffering”, che abbiamo registrato nel 2009. Con questo disco inoltre, abbiamo cercato di dare più spazio al ragionamento che all’istintività, anche perché il periodo in cui sono state composte le canzoni richiedeva questo a differenza del disco precedente dove c’è istintività e passione al 100%. Ovviamente poi, con “Bipolar Spectrum Disorder” ci aspettiamo di rafforzare e ampliare il nostro seguito, specialmente attraverso i concerti e la rete.

Che linea “evolutiva” sta percorrendo il progetto Hate Inc.?
Hate Inc. muta la sua pelle a seconda del periodo, infatti già all’interno della band ci si domanda come sarà il terzo capitolo della nostra storia. In questo nuovo album innanzitutto c’è stata una maggiore collaborazione nel songwriting rispetto ad “Art Of Suffering”, dove avevo scritto quasi tutto da solo, mentre molto materiale nuovo, parte del quale finirà si “Bipolar Spectrum Disorder” è stato scritto insieme ad altri componenti della band. Sarebbe fico per il terzo album fare un ulteriore passo in avanti e scriverlo tutti insieme in sala, anche se poi a livello pratico sarebbe abbastanza complicato mutare così radicalmente il modus operandi che ormai è collaudato. Però non sarebbe male provarci.

Ci sarà un terzo album, dunque?
Sicuramente ci sarà, ora però siamo ancora concentrati sulle ultime fasi di lavorazione di “Bipolar Spectrum Disorder”. Abbiamo parecchio materiale non edito, roba valida che è stata esclusa da questo album per il semplice fatto che non combaciava con il concept del disco. Quindi non è da escludere che a di stanza di un anno o giù di li, ci sarà una terza release, ma è ancora presto per pianificare. Di certo la nostra carica creativa non si è esaurita!

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